Dalla delinquenza all’editoria: il pazzo è breve.

Nessuna fila o trafila, non c’è il numeretto in carta da prendere, si fa a occhio, ci si regola e intende tra persone gentili e attente all’ambiente in cui ci si trova. Dalla delinquenza al mondo dell’arte, quel mondo dell’arte – non certo quello di Van Gogh o Giorgio Manganelli – il passo è breve. Il titolo del post è fuorviante, un gioco di parole: il pazzo è breve. Si, perché ha poca durata. Tutto scorre, ed ora molto velocemente: non c’è tempo di esser pazzi o assassini che un’ora dopo ci si è trasformati: ricordate, non nel mondo degli artisti che intendo io. Oggi, in Italia, perché vivendo in Italia ho modo di avere più notizie fresche – o marce, fate voi –, ma anche nel resto del mondo, mi sembra di aver afferrato, se delinqui la prima conseguenza è fare un’intervista o comunque avere un discreto spazio televisivo, in cui spieghi le tue ragioni, appari anche assennato, nonché pronto per governare o scrivere un libro di ciò che ti aspetterà in prigione, appari nel giusto, sei importante, assumi un tono imponente, che quasi quasi in questo mondo ci viene il dubbio. Qui da me, le domande sono: tutto scorreggia? più che scorre. Quanto sono invidioso? Lo sono? È tutto facilmente prevedibile? Non so. La mia preoccupazione maggiore è che i due mondi si scontrino, o peggio si mischino.

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