Elezioni: in affanno, ma Storace torna a splendere

La città di Roma è in affanno, i manifesti elettorali stanno ricoprendo pian piano tutta l’urbanistica fin qui organizzata. Le geometrie perdono di senso, gli angoli delle strade, i bivi, gli incroci non si riconoscono più. Colla, colla, colla, ferro ferro ferro, carta, carta, carta. Pochi giorni fa erano spuntati i manifesti elettorali di Storace: la prima cosa che saltava all’occhio era l’oscurità in cui stagnava il candidato. Lo slogan «ora credici» era più che mai difficile da credere, perché di base non si sapeva a chi dover credere. Dov’è il candidato? Ora credici, proprio un atto di fede. Due giorni fa, a dispetto dei temporali e della poca luce proveniente dal cielo filtrata attraverso nuvoloni nerissimi, Storace tornava alla luce. Con un evidente ritocco sulla stampa, il faccione del candidato ridava speranza nella fede, a credere a qualcuno presente in quel manifesto. E visto che il tempo si mostrava finalmente con un bel sole, lo slogan si era trasformato per me in «ore tredici», quasi a significare che il ritratto fosse stato immortalato proprio a quell’ora.

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